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Io, alla battaglia di Legnano

Spero che questo 29 maggio dell’anno di Grazia 1176 sia ricordato a lungo da chi vivrà negli anni a venire, perché accadde un vero miracolo, dato che gli uomini della Lega Lombarda riuscirono a sbaragliare le superbe schiere del Barbarossa, in località S. Martino, nei pressi di Legnano.



Ed anche io che presi parte all’etica impresa sono ancora sbalordito per una vittoria che in pochi ci aspettavamo; ed ora ne affido notizia alla Storia, perché si conosca e si ricordi in futuro il valore ed il coraggio di chi umiliò la superbia del grande e temuto Federico Imperatore. Con altri 10 giovani cavalieri di Roma, di Alagna e della lepina Signia, fui personalmente incaricato da Papa Alessandro di portare un segno della sua vicinanza ai Comuni della Lega, ma anche di informarlo costantemente sull’esito delle vicende.

E per inviare velocemente le notizie ci servimmo dei fidati piccioni viaggiatori, che affidammo alle cure di un nostro scudiero.

Appena giunti in terra lombarda fummo accolti molto festosamente e presentati a tutti come gli “inviati S. Padre” e perciò degni di particolare rispetto. Ma la vera riconoscenza la conquistammo sul campo combattendo e rischiando la vita nell’affrontare la potente cavalleria imperiale, che venne da noi sconfitta ed umiliata.

Ottima fu la decisione della Lega di affrontare gli imperiali prima che si congiungessero ai loro alleati locali, ma ci favorì anche la presunzione tedesca con la convinzione che mille fanti non valevano cento cavalieri. E di fanti lombardi quel tremendo giorno ce ne erano circa quindicimila, provenienti da Milano, Lodi, Vercelli, Novara, Brescia e tanti altri borghi.

E tutti erano intenzionati a dimostrare il loro valore sul campo. Anche i cavalieri della Lega dimostrarono il loro coraggio e le loro capacità belliche, e noi “romani” non fummo da meno nel combattimento, tanto che molti lumbard si congratularono con noi per il coraggio dimostrato.

Si era cominciato a combattere verso le nove del mattino e le sorti della battaglia non erano sicure per noi; ma ci rincuorava il vedere come dal Carroccio, simbolo della Lega, non solo si combatteva furiosamente, ma da parte di alcuni monaci si levavano preghiere in nostro favore!

Mentre eravamo impegnati a caricare un folto drappello tedesco notammo, ad una certa distanza, un corpulento cavaliere scatenato contro i suoi avversari e loro riconoscemmo dalle insegne: si trattava proprio del Barbarossa.

Ma prima di scagliarci anche noi sull’ambita preda, l’Imperatore fu disarcionato; prontamente diversi suoi cavalieri lo soccorsero e ne protessero la ritirata. Ed il nostro sogno di gloria svanì….

La fuga dell’Imperatore provocò anche quella dei cavalieri tedeschi, che non avevano più una guida sul campo.

Solo verso le tre del pomeriggio la battaglia terminò ed iniziò la conta dei morti e il soccorso ai feriti, mentre i Milanesi mostravano come trofei lo scudo, il vessillo, la croce e la lancia del Barbarossa!

Grazie a Nostro Signori noi “Romani” eravamo tutti incolumi, tranne tre nostri compagni leggermente feriti; e subito facemmo volare a Roma la bella notizia sulle ali dei fedeli piccioni.

Nel silenzio che seguì il clamore della battaglia si udiva chiaramente il suono della campanella issata sul Carroccio, sul quale i monaci e i fanti lombardi cantavano a piena voce un Te Deum di ringraziamento.

Verso l’imbrunire tutti ci accampammo intorno alla città di Legnano che ci accolse con una festa che durò fino a notte fonda, quando le numerose libagioni e la pesante stanchezza ebbero la meglio su tutti noi….e quella notte dormimmo senza che le sentinelle vigilassero sul riposo di una intera città!

Il giorno che seguì il nostro trionfo fummo impegnati a salutare gli amici del luogo, i quali promisero di apporre i nostri nomi in “Registro degli eroi” che avrebbe rammentato ai posteri i valori che umiliarono il Barbarossa.

Ma i saluti e gli abbracci più graditi furono quelli di numerose pulselle lombarde che ci regalarono baci, nastri e fazzoletti come segno della loro gratitudine. Ebbene sì, oltre che giovani eravamo anche un tantino belli, soprattutto dopo l’impresa!

Rientrati a Roma fummo ancora ringraziati ed elogiati da papa Alessandro che ci concesse una settimana di riposo dai nostri impegni, ma con la raccomandazione di far conoscere quanto più possibile “Il miracolo di Legnano”.

Termino qui, pazienti lettori, il ricordo di un evento di cui fummo protagonisti anche noi, sparuto drappello di romani; e se Dio vorrà quanto prima vi narrerò come, circa dieci anni dopo l’avventura lombarda, noi cavalieri di Roma ci recammo in “Outremer” per combattere i mori infedeli e riconquistare alla cristianità la S. Gerusalemme.

E questa volta, come crociati, ci ritrovammo alleati con il nostro vecchio nemico, proprio il Barbarossa!





 

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