I Mille che fecero l'impresa. Fu vera gloria?
- Claudio Sammartino
- 20 set 2023
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Cari Mille, nell’anno che celebra il 162° anniversario di quella Unità d’Italia che prese le mosse, se non erro, dal vostro “raid” nelle lande borboniche, voglio scrivervi questa lettera per dissipare alcuni dubbi sul come, in tutta verità, riusciste nella vostra eroica impresa.
Premetto che pur essendo un reazionario codino e per di più un inguaribile sanfedista, sono però convinto che l’Unità d’Italia sia valore indiscutibile, che mi rende felice di appartenere ad uno dei popoli più originali dello universo mondo.
Tuttavia non sono completamente persuaso di ciò che la retorica patriottarda e la vulgata degli storici ufficiali ci tramandarono circa i fatti che vi hanno visto protagonisti.
Per questo motivo vi chiedo, senza alcun intento provocatorio né denigratorio, di aiutarmi a comprendere come sia stato possibile che un gruppo sparuto di eroici avventurieri abbia, in breve tempo, sconfitto un esercito numeroso e ben armato, conquistando un antico regno che si “sciolse” come neve al sole.
Cari Mille, è possibile che non siate chiesti come mai sbarcaste a Marsala senza praticamente incontrare nessuna resistenza da parte dalla marina di Re Francesco?
Per cortesia, niente stereotipi circa l’indolenza del Sud!
Sicuramente avrete notato che le vostre due navi erano “quasi” attese da due cannoniere inglesi (la Intrepid e la Argus), ormeggiate in quel porto ufficialmente per proteggere i loro connazionali in Sicilia, ma in realtà per impedire alle navi borboniche di aprire il fuoco su di voi, con chissà quali inimmaginabili conseguenze.
A proposito, non vi è mai sorto il dubbio che pur sapendo dell’imminenza di un vostro sbarco, i comandanti delle fregate Partenope, Stromboli e Capri siano giunti in ritardo a Marsala e non abbiano tirato su di voi, già sbarcati, che qualche innocente cannonata, perché intimiditi e ed impediti dalle operazioni di imbarco dei civili inglesi che lasciavano l’isola?
Guarda guarda, certo è che questi Inglesi ve li ritroverete sempre ed opportunamente presenti nella vostra marcia trionfale!
Scusatemi per l’ardire, ma come vi spiegaste il fatto che mentre operavate uno sbarco in armi indisturbato, non foste poi né inseguiti né intercettati da truppe di terra decise ad impedire una vera e propria “incursione armata” in uno stato sovrano?
Mi piacerebbe anche sapere se tra voi c’erano alcuni al corrente che la vostra spedizione fu resa possibile finanziariamente del contributo che il vostro Generale ottenne dal governo inglese (di cui era ottimo amico), che gli fece arrivare, tramite le logge massoniche anglo-scozzesi, la bella cifra di tre milioni di franchi.
Una simile cifra dovrebbe far comprendere a noi vostri posteri, che in fondo non andaste allo sbaraglio armati di ferri vecchi, ma che invece utilizzaste armi nuove ed efficienti ed aveste ottime protezioni per la vostra impresa.
Una cifra come quella dovrebbe spiegare (sempre a noi posteri) come si ebbero i mezzi per corrompere abbondantemente alti ufficiali e gerarchie civili del “sonnolento” Regno delle due Sicilie (un ribaltone armato).
Peccato che gli storici nostrani, quasi temendo il reato di lesa maestà, non riferiscano mai le notizie che l’ammiraglio Persano scriveva (addirittura nell’agosto 1860!) al nobile Cavour circa l’acquisto, a suon di migliaia di ducati, di numerosi ufficiali e notabili del Regno guadagnati alla causa sabauda.
Tutto ciò non inficia il vostro valore né il vostro slancio ideale, ma ridimensiona l’assordante esaltazione degli eroici furori di voi mille continentali e di quelle folle di picciotti affascinati dal vostro invincibile “duce”.
Cari mille, come commentaste poi l’affondamento della nave che riportava in continente il buon Ippolito Nievo? Che uno scrittore vi seguisse per immortalare le vostre gesta non desta problema; c’era tra voi anche A. Dumas e una nutrita schiera di giornalisti anglofoni che con voi iniziarono quella che oggi definiremmo “una campagna mediatica” in vostro esclusivo favore.
Ma in quanti eravate al corrente che in quel frangente il Nievo fungesse da cassiere della spedizione e che avesse con sé documenti comprovanti la palese corruzione di ufficiali e notabili borbonici.
Ma guarda il caso, un guasto alla nave ed in un giorno di calma e di mare piatto, cassiere e documenti scottanti finirono in fondo al Tirreno.
Ah già, a voi fu risparmiato, ma sappiate che l’Italia che uniste, soprattutto dal 1969 ai nostri giorni, è un continuo rincorrersi di morti singole e collettive e di “agende” sparite che costituiscono veri e propri misteri della Storia (o così ci piace credere).
Ma aiutatemi a capire, tornando alla vostra impresa armata, come andarono “le cose” a Calatafini.
Spero che almeno vi siate stupiti che proprio nel momento in cui i fanti napoletani (un distaccamento di 500 soldati decisi a difendere la loro patria) vi mettevano, pur inferiori di numero, in seria difficoltà, invece di ricevere rinforzi per vincere la battaglia, furono lasciati soli a sostenere il vostro contrattacco, mentre il borbonico generale Landi ordinava alle cospicue truppe a disposizione di ritirarsi addirittura a Palermo. Già, forse nessuno del vostro Comando vi aveva confidato che quel generale era uno dei già “guadagnati” alla causa sabauda, come l’anno seguente al vostro sbarco dimostrerà un documento comprovante il suo “rigurgito” antiborbonico.
Voi che foste soprattutto dei combattenti dotati di coraggio e di slancio ideale, come vi spiegaste poi il fatto che dal trionfale giorno di Calatafini le truppe di Re Francesco ricevessero puntualmente ordini di ritirata, che stupirono spesso ufficiali, subalterni e soldati desiderosi di difendere le loro terre?
Non vi sembrò mai “strano” che in numerose occasioni, mentre i “sudisti” erano sul punto di battervi, ricevessero ordini di concedere tregua o pause agli scontri, in modo così che voi potevate riorganizzarvi e ribaltare l’esito della battaglia?
Forze non erano i soldati di Franceschiello ad essere degli incapaci, ma senza forse erano i loro alti comandi ad essere “manovratori contro”.
Voi eravate in Sicilia e poi nel resto del profondo sud a combattere in nome di un ideale, quindi non vi chiedeste mai chi fossero quei continentali che a varie riprese “rimpolparono” il vostro “corpo di spedizione”.
Sapevate o no che il governo britannico stesso vi inviò un contingente ribattezzato “legione anglosassone” e che i continentali, che a più riprese si riunirono a voi, erano avventurieri borghesi ma soprattutto ufficiali e militari che il governo sabaudo aveva messo in congedo ed aveva “fatto” disertare per darvi una mano, ma anche (è forte il sospetto) per controllarvi per conto di Cavour?
A proposito del “gran tessitore”, siamo in molti ad essere curiosi circa le vostre reazioni, nelle supreme regioni dell’Oltre storia, all’incontro con chi con la destra vi foraggiava mentre con la sinistra vi schiaffeggiava!

Non voglio, cari fondatori della nostra patria, turbare oltre il vostro riposo con i numerosi ed atroci dubbi che ancora mi assillano; vorrei soltanto sapere cosa provate “vedendo” che la vostra impresa (e quel che ne scaturì) oggi è contestata non tanto dai pronipoti dei sudditi borbonici, ma proprio da numerosi vostri posteri, nati e cresciuti in quelle ricche terre padane che vi diedero i natali. Anche in questo caso, da inguaribile (oramai) reazionario oserei azzardare: ironia, nemesi della Storia opporre un serio motivo (cari storici professionisti) per……

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